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Dolore ma risonanza normale: perché può succedere? | Dott. Marco Rizzofisiatra a Napoli

29 set
Tempo di lettura: 4 min

“Dottore, ho dolore, ma dalla risonanza non risulta nulla.”


È una frase frequente durante una visita fisiatrica e spesso nasce da un dubbio

comprensibile: se la risonanza non mostra problemi significativi, perché il dolore continua?


La prima cosa da chiarire è che una risonanza magnetica normale non significa che il dolore

non sia reale.


La risonanza è uno strumento diagnostico importante, ma permette soprattutto di osservare

determinate strutture anatomiche. Il dolore, invece, è un'esperienza complessa che può essere influenzata da diversi fattori: movimento, carichi, muscoli, articolazioni, nervi, precedenti traumi e modalità con cui il corpo affronta le attività quotidiane o sportive.


Per questo, davanti a un dolore persistente, non basta chiedersi soltanto “cosa mostra la

risonanza?”.


È necessario capire anche come funziona quella parte del corpo


Dolore ma risonanza normale: perché può succedere?

Risonanza magnetica e dolore: perché non sempre coincidono?


La risonanza magnetica consente di osservare con grande dettaglio molte strutture anatomiche e può fornire informazioni preziose. Ma un'immagine non racconta necessariamente tutto ciò che accade durante la vita quotidiana.


Una persona può avere una risonanza senza alterazioni significative e avvertire comunque

dolore quando:

  • rimane seduta a lungo;

  • cammina per molti minuti;

  • sale le scale;

  • corre o pratica sport;

  • solleva un peso;

  • mantiene determinate posizioni;

  • compie movimenti ripetitivi.


Il dolore, infatti, non dipende necessariamente dalla presenza di una lesione strutturale

facilmente visibile attraverso un esame.


Ma vale anche il contrario: un'alterazione presente alla risonanza non è automaticamente la

causa del dolore.


Per questo il risultato dell'esame deve essere interpretato insieme alla storia clinica, ai sintomi e all'esame obiettivo.


Un'immagine mostra una struttura, ma non sempre come quella struttura funziona.


Immaginiamo una persona che riferisce dolore al ginocchio durante le scale.


La risonanza potrebbe non evidenziare una lesione significativa. Durante la visita, però, il fisiatra può osservare come la persona cammina, come esegue una salita o una discesa, la

mobilità dell'articolazione, la forza muscolare e il controllo del movimento.


Può inoltre valutare eventuali compensi, rigidità e soprattutto quali attività provocano il

dolore e quali, invece, vengono svolte senza difficoltà.


In questo modo l'attenzione si sposta dall'immagine alla funzione.


Non si tratta di contrapporre la visita alla risonanza: i due strumenti possono completarsi.


La domanda diventa quindi:

“Cosa mostra l'esame?”


ma anche:


“Come si comporta il corpo della persona che ha quel dolore?”


Dolore senza una lesione evidente: è possibile?


Sì.


Un dolore può comparire o persistere in relazione a diversi fattori, tra cui:

  • sovraccarichi ripetuti;

  • ridotta capacità muscolare;

  • rigidità articolare;

  • alterazioni del movimento;

  • gesti lavorativi ripetitivi;

  • ripresa improvvisa dell'attività sportiva;

  • conseguenze di un vecchio trauma;

  • periodi di sedentarietà;

  • sensibilità dei tessuti;

  • problematiche funzionali da valutare clinicamente.


Questo non significa che il dolore sia “nella testa” o che debba essere ignorato.


Significa che la sua valutazione non può essere affidata esclusivamente a un'immagine.


E se la risonanza mostra qualcosa, ma io non ho dolore?


Anche questa situazione è possibile.


Un esame può evidenziare alterazioni strutturali che non provocano necessariamente sintomi. Per questo termini presenti nel referto come “degenerazione”, “protrusione” o

“artrosi” non possono essere interpretati isolatamente.


Il loro significato deve essere messo in relazione con:

  • sintomi;

  • storia clinica;

  • esame obiettivo;

  • mobilità e forza;

  • capacità funzionali;

  • attività quotidiane e sportive;

  • eventuali traumi o interventi precedenti.


Il referto descrive ciò che si vede; la valutazione clinica aiuta a capire che significato ha per quella persona.


Cosa fa il fisiatra quando la risonanza è normale ma il dolore persiste?


Il primo passo è ricostruire la storia del dolore: quando è iniziato, come si manifesta, quali movimenti lo provocano, quali attività sono diventate difficili e cosa, invece, permette di stare

meglio.


Durante la visita vengono quindi valutate mobilità, forza, controllo del movimento e capacità

funzionali.


Il fisiatra può inoltre considerare le terapie già effettuate, eventuali traumi o interventi precedenti e, quando necessario, stabilire se siano indicati ulteriori approfondimenti diagnostici.


L'obiettivo non è “trovare per forza qualcosa nella risonanza”, ma comprendere perché

quella persona ha dolore e quale impatto il problema sta avendo sulla sua funzione.


Non sempre serve un altro esame


Quando una risonanza non spiega completamente un dolore, può venire spontaneo pensare

che sia necessario fare subito un'altra indagine.


Non sempre è così.


A volte ciò che serve è una valutazione clinica capace di mettere in relazione le informazioni

già disponibili.


Gli esami strumentali possono essere molto utili, ma rappresentano una parte del quadro,

non necessariamente il quadro completo.


Questo permette anche di evitare che il percorso del paziente si trasformi in una

successione di referti senza una risposta concreta alla domanda più importante:


“Cosa posso fare per recuperare le attività che oggi il dolore mi impedisce di svolgere?”


Dal dolore alla funzione: costruire un percorso personalizzato


Una volta individuati i principali fattori che contribuiscono al problema, il percorso può essere

orientato al recupero della funzione.


A seconda della situazione, il progetto riabilitativo individuale può comprendere esercizio

terapeutico, fisioterapia, gestione dei carichi, modifiche delle abitudini quotidiane e altre

strategie mirate.


L'obiettivo non è soltanto ridurre il dolore, ma recuperare progressivamente le attività che il

problema ha limitato.


Nel percorso del Dott. Marco Rizzo, il progetto riabilitativo viene considerato non come un

semplice elenco di terapie, ma come un programma strutturato, con obiettivi e tempi di

verifica.


Quando necessario, il percorso può inoltre coinvolgere diverse figure professionali, in base

alle esigenze del singolo paziente.


Quando è opportuno rivolgersi al fisiatra?


Una valutazione fisiatrica può essere utile quando il dolore:

  • persiste nel tempo senza una spiegazione soddisfacente;

  • limita il movimento o le attività quotidiane;

  • compare regolarmente durante lo sport o il lavoro;

  • tende a ripresentarsi dopo trattamenti temporaneamente efficaci;

  • è associato a rigidità, debolezza o perdita di funzionalità;

  • continua nonostante una risonanza che non abbia evidenziato alterazioni significative.


Anche chi ha già effettuato diversi esami può beneficiare di un inquadramento che metta

insieme sintomi, esame obiettivo e diagnostica.


La risonanza è normale, ma il dolore è reale

Una risonanza magnetica normale non cancella il dolore e non significa necessariamente

che “non ci sia nulla”.


Allo stesso tempo, un'alterazione alla risonanza non significa automaticamente che quella sia la causa del sintomo.


Per comprendere un dolore è quindi importante andare oltre la singola immagine e

considerare la persona, il movimento e la funzione.


Quando il dolore persiste senza una spiegazione chiara, la valutazione fisiatrica può aiutare

a collegare questi elementi e, quando indicato, a costruire un progetto riabilitativo personalizzato.


Perché un esame può mostrare una struttura, ma è la valutazione complessiva della

persona a dare un significato a quell'immagine e a orientare il percorso di recupero.

 
 
 

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